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So sinks the day-star in the ocean bed,
And yet anon repairs his drooping head,
And tricks his beams, and with new-spangled ore 170
Flames in the forehead of the morning sky :
So Lycidas sunk low, but mounted high,
Through the dear might of Him that walked the

waves,
Where, other groves and other streams along,
With nectar pure his oozy locks he laves,
And hears the unexpressive nuptial song,
In the blest kingdoms meek of joy and love.
There entertain him all the Saints above,
In solemn troops, and sweet societies,
That sing, and singing in their glory move,
And wipe the tears for ever from his eyes.
Now, Lycidas, the shepherds weep no more ;
Henceforth thou art the Genius of the shore,
In thy large recompense, and shalt be good
To all that wander in that perilous flood.

180

Thus sang the uncouth swain to the oaks and rills, While the still morn went out with sandals grey : He touched the tender stops of various quills, With eager thought warbling his Doric lay : And now the sun had stretched out all the hills, 190 And now was dropt into the western bay. At last he rose, and twitched his mantle blue : To-morrow to fresh woods, and pastures new.

SONNETS.

. [TO THE NIGHTINGALE.]
O NIGHTINGALE that on yon bloomy spray

Warblest at eve, when all the woods are still,
Thou with fresh hope the lover's heart dost fill,

While the jolly hours lead on propitious May. Thy liquid notes that close the eye of day,

First heard before the shallow cuckoo's bill,
Portend success in love. O, if Jove's will

Have linked that amorous power to thy soft lay, Now timely sing, ere the rude bird of hate

Foretell my hopeless doom, in some grove nigh;

As thou from year to year hast sung too late
For my relief, yet hadst no reason why.

Whether the Muse or Love call thee his mate,
Both them I serve, and of their train am I.

II.

[ON HIS HAVING ARRIVED AT THE AGE OF

TWENTY-THREE.]
How soon hath Time, the subtle thief of youth,

Stolen on his wing my three-and-twentieth year!
My hasting days fly on with full career,

But my late spring no bud or blossom shew'th. Perhaps my semblance might deceive the truth

That I to manhood am arrived so near;
And inward ripeness doth much less appear,
That some more timely-happy spirits endu'th.

Yet, be it less or more, or soon or slow,

It shall be still in strictest measure even

To that same lot, however mean or high,
Toward which Time leads me, and the will of Heaven,

All is, if I have grace to use it so,
As ever in my great Task-Master's eye.

III.
DONNA leggiadra, il cui bel nome onora

L'erbosa val di Reno e il nobil varco,
Bene è colui d' ogni valore scarco

Qual tuo spirto gentil non innamora,
Che dolcemente mostrasi di fuora,

De' sui atti soavi giammai parco,
E i don', che son d'amor saette ed arco,

Laonde l' alta tua virtù s'infiora.
Quando tu vaga parli, o lieta canti,

Che mover possa duro alpestre legno,

Guardi ciascun a gli occhi ed a gli orecchi
L'entrata chi di te si truova indegno;

Grazia sola di sù gli vaglia, innanti
Che 'l disio amoroso al cuor s'invecchi.

IV.

QUAL in colle aspro, a l'imbrunir di sera,

L'avezza giovinetta pastorella
Va bagnando l' erbetta strana e bella

Che mal si spande a disusata spera
Fuor di sua natia alma primavera,

Così Amor meco insù la lingua snella
Desta il fior novo di strania favella,

Mentre io di te, vezzosamente altera,
Canto, dal mio buon popol non inteso,

E'l bel Tamigi cangio col bel Arno.
Amor lo volse, ed io a l'altrui peso

Seppi ch' Amor cosa mai volse indarno.

Deh ! foss' il mio cuor lento e 'l duro seno
A chi pianta dal ciel si buon terreno.

CANZONE.
RIDONSI donne e giovani amorosi
M'accostandosi attorno, e “Perchè scrivi, i
Perchè tu scrivi in lingua ignota e strana
Verseggiando d'amor, e come tosi ?
Dinne, se la tua speme sia mai vana,
E de pensieri lo miglior ť arrivi !"
Così mi van burlando : “ altri rivi,
Altri lidi t aspettan, ed altre onde,
Nelle cui verdi sponde
Spuntati ad or ad or a la tua chioma
L' immortal guiderdon d' eterne frondi.
Perchè alle spalle tue soverchia soma ?”

Canzon dirotti, e tu per me rispondi :
“ Dice mia Donna, e 'l suo dir è il mio cuore,
“Questa è lingua di cui si vanta Amore.' "

DIODATI (e te 'l dirò con maraviglia),

Quel ritroso io, ch' amor spreggiar solea
E de' suoi lacci spesso mi ridea,

Gia caddi, ovo uom dabben talor s 'impiglia. Nè treccie d'oro, nè guancia vermiglia

M'abbaglian sì, ma sotto nova idea
Pellegrina bellezza che il cuor bea,

Portamenti alti onesti, e nelle ciglia
Quel sereno fulgor d'amabil nero,

Parole adorne di lingua più d'una,

E 'l cantar che di mezzo l' emispero Traviar ben può la faticosa Luna;

VOL. I.

E degli occhi suoi avventa sì gran fuoco
Che l'incerar gli orecchi mi fia poco.

VI.

PER certo i bei vosir' occhi, Donna mia,

Esser non può che non sian lo mio sole ;
Sì mi percuoton forte, come ei suole

Per l' arene di Libia chi s' invia,
Mentre un caldo vapor (nè sentì pria)

Da quel lato si spinge ove mi duole,
Che forse amanti nelle lor parole

Chiaman sospir ; io non so che si sia.
Parte rinchiusa e turbida si cela

Scosso mi il petto, e poi n' uscendo poco

Quivi d' attorno o s' agghiaccia o singiela ;
Ma quanto a gli occhi giunge a trovar loco

Tutte le notti a me suol far piovose,
Finchè mia alba rivien colma di rose.

VII.

GIOVANE piano, e semplicetto amante,

Poichè fuggir me stesso in dubbio sono,
Madonna, a voi del mio cuor l' umil dono

Farò divoto. Io certo a prove tante
L'ebbi fedele, intrepido, costante,

Di pensieri leggiadro, accorto, e buono.
Quando rugge il gran mondo, e scocca il tuono,

S'arma di se, e d'intero diamante,
Tanto del forse e d'invidia sicuro,

Di timori, e speranze al popol use,

Quanto d'ingegno e d'alto valor vago,
E di cetra sonora, e delle Muse.

Sol troverete in tal parte men duro
Ove Amor mise l' insanabil ago.

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